L’installazione è il punto di partenza per la (ri)scoperta del bosco.
Il labirinto rappresenta il mondo intricato all’interno del quale la società si muove: un mondo indistricabile, da cui l’uomo cerca continuamente risposte, verità o vie d’uscita. In questo caso l’unica via giusta è quella che conduce al bosco ovvero la natura, alla quale nessun essere vivente può sottrarsi.
Anche per questo lavoro, un labirinto di 10 m x 7 m, si sono impiegati potature di alberi di castagno e vernici naturali. Le potature provengono dalla Val d’Agri: essenze autoctone, quindi, a cui si è ricorso per ridurre gli inquinamenti da trasporto e dare impulso all’economia locale. Le pareti del labirinto sono fatte di soli rami intrecciati, tenuti insieme da legature di spago. Le vernici sono formulate con ingredienti del tutto biodegradabili, esenti da derivati petrolchimici: olio di lino cotto (senza piombo), cera d’api, aceto, ossido di zinco e di ferro ecc.
Gli Ambulacri hanno fatto parte dell’evento “Il bosco che vorrei – Emozioni tra arte e natura”, promosso e organizzato dal Gal (Gruppo d’azione locale) Akiris di Montemurro e finanziato dalla Comunità montana Alto Agri, dalla Regione Basilicata e dal progetto comunitario Leader+. L’evento, sotto la direzione artistica di Angelo Montano, si è tenuto nel luglio 2008 presso il Bosco Maglie di Grumeto Nova (PZ).


















