Domus Œconomica è stato un work in progress sul riutilizzo di ciò che ogni consumatore allontana da sé. Si proponeva di costruire oggetti e zone d’arredo a partire dagli scarti della casa – quelli scomodi, pressoché identici prima e dopo l’uso – relitti indegradabili della quotidianità moderna. Recuperare i rifiuti solidi urbani è trattenerli, strappandoli all’eliminazione o allontanamento cui sono destinati: voler lasciare un’orma, un indizio diverso a chi resta. La plastica ad esempio: derivata dal petrolio, il motore dell’economia mondiale. Simbolo dell’industrializzazione evoluta, del consumismo. Materiale che inquieta e affascina. Il progetto Domus economica reintegrava fra le quattro mura i materiali dismessi dal comune ciclo d’uso. E ridefiniva il contesto abitativo, la legge del consumo, la sorte di ogni cosa.
Al termine del progetto il totale di bottiglie raccolte è stato di circa 10000 unità: spesso procurate tra gli amici, porta a porta, nei bar, ristoranti, mense, asili, scule, feste, per strada o nei cassonetti, ecc…
Tutto questo parlando con la gente, spiegando quale era il progetto e cercando di coinvolgerli incuriosendoli sulle potenzialità di una semplice bottiglia di plastica.
Il progetto è poi diventato un’installazione alla Fiera di Rimini in occasione di Ecomondo 2005

